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Tecnologia e design, la prospettiva europeaLe interviste di Chiara Benedettini ai principali System Integrator europei
Progettare l'esperienza:
il ruolo del consulente audiovisivo negli spazi del futuro
LMI Audiovisuel è uno degli studi di progettazione multimediale che ha contribuito a strutturare questa professione in Francia: 15 professionisti distribuiti tra Parigi, Bordeaux, Montpellier e Lille; predisposizione per il settore Corporate; approccio agnostico rispetto ai produttori e agli integratori. Durante ISE 2026 abbiamo incontrato Aurélien Grocq, Direttore associato: “Il nostro lavoro assomiglia a quello di un architetto” ci ha raccontato “affianchiamo i clienti nella definizione delle soluzioni tecniche, nella redazione dei capitolati d’appalto, nella selezione degli integratori e nell’accompagnamento fino alla conclusione del progetto”.
Chiara Benedettini - Può raccontarci uno o due progetti che ritiene rappresentativi del vostro lavoro?
Aurélien Grocq - Un esempio recente, che mi sta molto a cuore, riguarda il Comune di Évry-Courcouronnes in Île-de-France. Si trattava di progettare una sala polivalente per le sedute del Consiglio Municipale, per le cerimonie di matrimonio civile e, all'occorrenza, per eventi pubblici fino a 400 posti. La particolarità di questo progetto è che siamo stati coinvolti molto presto, lavorando fianco a fianco con gli architetti e i progettisti d'interni sin dalle prime fasi, concentrandoci sugli usi reali della sala e su come la tecnologia potesse servirli al meglio. Questo ci ha permesso di integrare la multimedialità come parte strutturale del progetto architettonico. Tutto il mobilio è stato pensato per essere rimovibile e riconfigurabile: la sala si trasforma a seconda dell'uso, con una parete mobile che consente di separare o unire gli spazi. È un esempio molto rappresentativo del nostro approccio.
CB – Non è la norma che un consulente audiovisivo venga interpellato così presto in un progetto. A chi va il merito di questa visione?
AG - È stato proprio lo studio di architettura SAFA a coinvolgerci fin dalle primissime fasi del progetto… il che, bisogna ammetterlo, non è la norma. Per un intervento su 600-800 metri quadrati, uno spazio non particolarmente grande quindi, il team progettuale è stato affiancato da tre figure complementari: un acustico, un lighting designer e un consulente audiovisivo. Questa scelta di coinvolgere tutte le competenze tecniche in modo integrato e precoce è, a mio avviso, una delle ragioni principali del successo del progetto.
Nicola Franceschi – In questo caso Tecnologia e Design hanno lavorato davvero insieme. Qual è la sua visione sull’argomento?
AG - La tecnologia fa parte del design: ogni progetto parte da due elementi fondamentali: lo spazio e l'uso, la superficie disponibile e ciò che si vuole fare in quell’ambiente… insieme definiscono l'esperienza che si vuole offrire. Personalmente non contrappongo tecnologia e design: li considero in un dialogo necessario, anzi di collaborazione. Il consulente multimediale deve parlare con l'architetto fin dall'inizio, così come il falegname deve coordinarsi con chi integra i sistemi, affinché alla fine design e tecnologia funzionino insieme e producano l'esperienza desiderata. Un'esperienza che si misura non solo sull'efficienza tecnica, ma anche sul benessere, che significa essenzialmente far sentire l’utente a proprio agio in uno spazio. Ed è qui che arredo, acustica e illuminazione giocano un ruolo determinante.
1.-2. Alcune immagini della sala polivalente del Comune di Évry-Courcouronnes in Île-de-France.
NF – Qual è il ruolo del consulente multimediale in termini di esperienza d’uso di uno spazio?
AG - Spesso la “user experience” è la ragione che ci fa scegliere un luogo. Ripartiamo dall’esempio concreto della sala del Consiglio Municipale di Évry: qui vengono prese le decisioni per la vita di una città. Se i consiglieri non si sentono a proprio agio in quello spazio, le decisioni vengono prese in condizioni sfavorevoli. Questo non è un dettaglio.
Il nostro ruolo è essere sempre più presenti accanto agli architetti, per garantire che gli spazi non siano solo belli - e la bellezza conta, così come la durata nel tempo - ma che funzionino. Funzionare significa vedere correttamente lo schermo, sentire chi parla dall'altro capo della sala, leggere i propri documenti senza riflessi sullo schermo. Tutti questi elementi determinano la qualità dell'esperienza. L'audiovisivo sta non a caso diventando un fattore critico: se funziona, le persone possono realmente beneficiare dei servizi della sala; se non funziona, si tratta di una opportunità (e denaro) persi.
CB – Proseguendo su questo tema: i vostri clienti hanno richieste precise in termini di esperienza utente?
AG - Il cliente raramente ha le idee chiare su come raggiungere l'obiettivo. Non è il suo mestiere sapere se serve uno schermo grande o più schermi piccoli e quale soluzione tecnica adottare. Ma sa benissimo di cosa ha bisogno. Il nostro compito è partire da lì.
Nel progetto di Évry, per esempio, abbiamo chiesto: come votate in questa sala? Elettronicamente, a mano, con schede cartacee? E come vorreste farlo tra due o cinque anni? A partire da queste risposte, abbiamo proposto funzionalità che potessero evolvere con le loro modalità di lavoro, sempre valutando costi e possibilità di integrazione.
NF – Pensa che l’integrazione tra tecnologia e design abbia un ruolo nella polifunzionalità degli spazi?
AG - È stata una tendenza molto forte negli ultimi 4-5 anni, specialmente nei casi di poca certezza sulla destinazione dello spazio nel futuro. Oggi si è tornati a un approccio più equilibrato. Ci sono ambienti con destinazione fissa, come una sala consiglio dedicata, ma la domanda di flessibilità nei grandi spazi rimane alta. Sala conferenze, sala riunioni, cocktail, formazione: la stessa superficie deve saper accogliere usi molto diversi, sia nelle aziende quanto nelle istituzioni pubbliche.
La differenza rispetto al passato è nella complessità tecnologica richiesta. La sala polivalente del piccolo comune di una volta aveva un microfono, qualche amplificatore e uno schermo: bastava. Oggi in quella stessa sala si vota elettronicamente, si fa videoconferenza, si gestiscono sistemi di ripresa automatica. Il livello di qualità atteso è molto più alto.
NF - Qual è il ruolo dei professionisti AV nel progettare spazi davvero polifunzionali?
AG - Il nostro ruolo è centrale, ma non siamo soli: anche l'architetto e gli altri consulenti devono portare una visione di durabilità. Un esempio apparentemente banale: si dovrà tenere conto del materiale anche di una semplice botola per il passaggio dei cavi se questa dovrà reggere migliaia di cicli di utilizzo e passaggi ripetuti di mobili. Questo tipo di ragionamento deve essere condiviso da tutto il team di progetto. Lo stesso vale per l'infrastruttura tecnologica: la tecnologia sappiamo già che non durerà decenni, ma l'infrastruttura fisica - cablaggi e reti - dovrà essere dimensionata per durare almeno 15 o 20 anni, e pensata per accogliere tecnologie che oggi non esistono ancora. Progettare per il futuro significa lasciare spazio a ciò che non sappiamo ancora di dover fare.
CB - In Francia la figura del consulente multimediale è definita e consolidata?
AG – Fino a 10-15 anni in Francia i consulenti erano poco presenti, la cultura della consulenza viene principalmente dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti. Negli ultimi anni si è diffusa anche in Francia, in Belgio, in Germania, e sta cominciando anche nel Sud Europa. È importante fare rete, anche a livello internazionale.
CB – Visitando questa edizione di ISE, avete notato tecnologie e soluzioni che pensa ci accompagneranno nei prossimi anni?
AG - La risposta ovvia sarebbe l'intelligenza artificiale - ed è ovunque, nei discorsi e nei comunicati stampa. Ma devo essere onesto: sono rimasto un po' deluso su questo fronte, perché rispetto agli anni scorsi non c'è stato un salto significativo. Mi hanno invece colpito gli schermi LED con superfici texture, capaci di riprodurre materiali e finiture (pietra, marmo, legno) quando non sono in funzione, l’abbiamo visto in più stand con una tendenza vera e propria che ci apre una possibilità progettuale nuova: pensare diversamente le hall di accoglienza aziendali, le lobby degli hotel, tutti quegli spazi dove oggi c'è uno schermo nero spento oppure un grande pannello luminoso sempre acceso. Avere una superficie che, quando non trasmette, diventa un elemento di design integrato nell'architettura. Questo è esattamente il tipo di soluzione che cambia il dialogo tra tecnologia e spazio.
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