Progettare insieme,

il dialogo tra consulente e committente  

 
Questa volta la nostra rubrica ospita, accanto al professionista multimediale, anche la figura del suo interlocutore primario, il suo committente. Un'occasione unica di approfondire la relazione tra questi due punti di vista e due professionalità diverse e in dialogo, dalla cui interazione diretta possono nascere i migliori progetti. 
A ISE abbiamo incontrato Graeme Massey, Managing Director di JacobMassey AV Specialist, azienda britannica di progettazione e consulenza per soluzioni multimediali, e David Aragón, Head of Operations di ODI Global, associazione di azione sociale, li ringraziamo per averci permesso di entrare nel vivo di un progetto reale, il lavoro per la sede associativa di Londra e perché tecnologia e design, quando lavorano insieme fin dall’inizio, possono davvero fare la differenza.

Chiara Benedettini Prima di cominciare, vorrei chiedere a entrambi di raccontarci il vostro percorso professionale 

Graeme Massey – La nostra società è nata nel 2003 a Londra e oggi, con oltre vent’anni di attività, operiamo a livello internazionale supportando organizzazioni e professionisti nella costruzione di ecosistemi tecnologici complessi.

David Aragón – ODI Global è un’organizzazione con oltre 65 anni di attività focalizzata su ricerca, sviluppo internazionale e tematiche umanitarie. All’interno della nostra struttura gestiamo anche uno spazio eventi molto articolato che si trova in una zona centrale: un ambiente multifunzionale che ospita sia panel pubblici sia tavole rotonde, produzioni video e audio, podcast… spesso abbiamo ospiti di alto profilo, tra cui rappresentanti istituzionali, politici e figure del servizio civile. 

 

CB – Questa sala è al centro della vostra collaborazione, giusto?

GM – Esattamente. Il progetto nasce in coincidenza con il trasferimento di ODI Global nella nuova sede al 4 di Millbank, a Londra: un luogo prestigioso, proprio di fronte al Parlamento, in un edificio che ospita anche ITN, Channel 4 e BBC. Un contesto fortemente legato al mondo dei media. Abbiamo lavorato insieme al team di David e al contractor principale per trasformare quello che era un ufficio standard nella cosiddetta Global Room: uno spazio pensato come media hub, destinato sia ad attività interne che ad accogliere eventi, presentazioni, anche di soggetti esterni. L’intervento ha incluso l’installazione di un videowall, la realizzazione di una control room e anche di uno studio per podcast. Oggi, ad esempio, siamo a ISE 2026 proprio per valutare ulteriori evoluzioni, soprattutto sul fronte lighting e in ottica di sviluppi futuri.

 

CB – Quali erano i requisiti della nuova sala?

DA – Era fondamentale che lo spazio fosse estremamente flessibile, una sorta di “tela bianca” riconfigurabile a seconda delle esigenze. Può ospitare un panel con palco frontale, una tavola rotonda, una configurazione per una reception o ancora layout più informali.

Il nostro obiettivo è evolvere verso un ambiente più strutturato e professionale, anche dal punto di vista dell’immagine: un luogo capace di restituire comfort e qualità, per pubblico e ospiti. Oggi, ad esempio, alcune sedute risultano rigide, poco adatte a eventi prolungati, e anche l’estetica generale può essere migliorata.

 

CB – Siamo già entrati in uno dei temi chiave delle interviste della nostra rubrica, la polifunzionalità

GM – Esatto. La necessità di base di questo spazio è la polifunzionalità. Siamo riusciti a costruire una base solida, ma c’è ancora margine di evoluzione, soprattutto sul piano del design e della qualità percepita. Uno spazio come questo deve poter passare con naturalezza da un panel a una conferenza, fino alla proiezione di contenuti per clienti esterni. Abbiamo già un piano di medio-lungo periodo con ODI Global che prevede un progressivo miglioramento dell’ambiente, sia in termini tecnologici sia esperienziali.

1.-5. The Deep è il più grande centro espositivo sulla vita marina del Regno Unito.

Visual Display ha progettato e installato cinque sistemi immersivi utilizzando dispositivi hardware GeoBox per l'elaborazione di video e immagini.

Nicola Franceschi – I vostri clienti hanno richieste specifiche rispetto alla polifunzionalità?

GM – Nella maggior parte dei progetti su cui lavoriamo oggi, la polifunzionalità è una richiesta implicita: gli spazi devono accogliere utilizzi diversi, spesso anche nella stessa giornata. È raro ormai pensare a un ambiente destinato a una sola funzione, come un teatro puro. Quando i clienti cercano il miglior equilibrio tra investimento e ritorno – soprattutto se intendono aprire questi spazi anche a soggetti esterni – diventa fondamentale poterli trasformare in modo rapido ed efficace. Naturalmente, va considerato anche l’investimento che si è disposti a sostenere.

DA – Dal nostro punto di vista, questa flessibilità è ancora più importante perché ci occupiamo di molti progetti diversi, anche per conto di donatori e sponsor. È importante per noi valorizzare ulteriormente lo spazio anche per utilizzi esterni, rendendolo disponibile quando non è occupato dalle nostre attività, così da generare risorse da reinvestire nel suo miglioramento.

 

NF – Pensate che la tecnologia possa aiutare la polifunzionalità? E come renderla facile da utilizzare anche per utenti non esperti?

GM – Credo che oggi il tema centrale sia proprio l’integrazione tra componente tecnologica e dimensione fisica dello spazio. Per molto tempo la tecnologia è stata considerata un elemento secondario, inserito a valle del progetto, mentre è importante pensarla in relazione diretta con il design. Quando si riesce a integrare la tecnologia senza che sia percepita come qualcosa di aggiunto o invasivo, si crea una reale sinergia tra infrastruttura tecnica e ambiente. È lì che la polifunzionalità diventa concreta: non solo perché lo spazio può cambiare configurazione, ma perché la tecnologia accompagna e semplifica queste trasformazioni, rendendole accessibili anche a utenti non esperti.

 

CB – Un’ultima domanda: guardando al futuro, c’è una tecnologia o un approccio che pensate diventerà sempre più importante?

DA – Più che dal futuro, partirei dal presente. Trovo molto interessante il livello di integrazione che alcune soluzioni già offrono: qui in fiera, ad esempio, si vedono sistemi con cablaggi già predisposti, connessioni standardizzate, modularità che consente di adattare facilmente lo spazio a contesti diversi. Questo approccio semplifica enormemente la gestione: quando si acquistano arredi o soluzioni che poi vanno adattati successivamente, con modifiche, integrazioni ecc. può essere complicato e oneroso. É molto utile quando tutto è già pensato a monte: dagli accessi per le connessioni fino all’integrazione con sistemi audio e speaker. 

GM – È il caso del nostro progetto: “incorporare” la tecnologia nello spazio.

DA – Anche perché lo spazio che gestiamo ha un alto valore: e potremmo per esempio utilizzare meglio quegli ambienti che oggi sono di passaggio o utilizzati per stoccare materiali. Ottimizzare questi aspetti, anche grazie a soluzioni di arredo integrate, significa per noi sfruttare meglio gli ambienti, ottenere maggior valore dal loro utilizzo, oltre che a migliorare l’esperienza d’uso complessiva dello spazio.

 

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