Il system integrator come facilitatore:

Partire dall’uso quotidiano degli spazi

 
 
Atrait Consulting si occupa di integrare la tecnologia negli spazi progettati dagli architetti, lavorando a stretto contatto con clienti e utenti finali per individuare le soluzioni più adatte a ogni situazione.
Ogni contesto – ci ha raccontato Julien Berteault, direttore generale dell’azienda attiva tra Francia, Marocco ed Emirati Arabi - presenta esigenze differenti: cambiano gli utenti, le modalità di fruizione e le aspettative.
Per questo è importante comprendere i bisogni di ciascun progetto e individuare
la soluzione tecnologica più efficace, capace di adattarsi agli spazi e supportare
le persone. Ecco l’intervista con Julien Berteault, che abbiamo avuto il piacere
di incontrare a ISE 2026

 

 

Chiara Benedettini - Ci può raccontare un vostro progetto che considera rappresentativo?
Julien Berteault
– Penso subito a un headquarter completato recentemente che si trova all’interno di un edificio storico. La sfida è stata integrare sistemi tecnologici avanzati rispettando l’architettura esistente. In questi casi il lavoro consiste nel trovare un equilibrio tra l’identità dello spazio, gli utilizzi previsti e le esigenze tecnologiche, coordinandosi strettamente con architetti e committenti. Un altro progetto su cui stiamo lavorando oggi è invece nel settore alberghiero di altissimo livello. Qui l’integrazione è ancora più delicata, perché l’obiettivo è combinare design e funzionalità senza che la tecnologia diventi invasiva, in modo che l’utente finale possa utilizzare gli spazi naturalmente, quasi come a casa, ma con un livello di prestazioni molto più elevato.
Per questo il dialogo con il cliente è fondamentale: prima di parlare di marchi o prodotti, discutiamo sempre delle soluzioni possibili e del grado di visibilità della tecnologia, valutando insieme cosa deve rimanere nascosto e cosa può invece diventare parte del progetto.

 

Nicola Franceschi - Come gestite la relazione con gli architetti? 
JB
- Nella maggior parte dei casi sono gli architetti a coinvolgerci. Quando entriamo in un progetto chiarisco sempre che il nostro ruolo non è metterci in competizione con il progettista, ma lavorare insieme per integrare al meglio la tecnologia nello spazio. Un tema che affrontiamo anche con i produttori di arredi, perché molte soluzioni tecnologiche devono essere integrate direttamente negli elementi progettuali. La difficoltà è che, in alcuni casi, veniamo coinvolti quando il progetto architettonico è già molto avanzato. Per noi invece sarebbe ideale partecipare fin dalle prime fasi, così da integrare la componente tecnica nella visione progettuale sin dall’inizio.

1. Ufficio a Parigi. 2. Centro affari. 3. 

NF - Che cosa significa per voi il rapporto tra tecnologia e design?
JB
- Dovrebbero procedere insieme: ogni progetto deve essere pensato a partire da come lo spazio verrà realmente utilizzato, sia dalle persone che lo vivono ogni giorno sia da chi lo gestisce. L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra soluzioni tecnologiche e progettazione dello spazio, mantenendo come punto fermo il comfort delle persone. Per farlo, cerchiamo di partire dall’uso quotidiano degli spazi: più che concentrarci subito sulla tecnologia, discutiamo con gli utenti per capire come lavorano, come utilizzano gli ambienti durante la giornata ecc. Il nostro obiettivo è quindi coinvolgerli nel processo progettuale. Presentiamo diverse possibilità tecnologiche e mostriamo soluzioni che potrebbero rispondere ai loro bisogni, ma lasciamo sempre spazio al confronto. In questo modo la tecnologia diventa uno strumento realmente utile e coerente con il modo in cui lo spazio verrà utilizzato.

 

NF – Osserviamo una crescente richiesta di spazi polivalenti, è lo stesso per voi?
JB – È vero, sempre di più gli spazi devono ospitare funzioni diverse: conferenze, eventi, momenti di lavoro o di formazione. Lo vediamo chiaramente in contesti come università, stadi o grandi sale pubbliche. Per questo è fondamentale pensare fin dall’inizio a soluzioni integrate e flessibili, e spesso la risposta più efficace nasce proprio dall’integrazione di competenze diverse che permette di proporre al cliente una visione complessiva dello spazio e delle tecnologie che possono renderlo davvero versatile. Nei progetti complessi la tecnologia deve dialogare con molti elementi diversi: arredi, acustica, illuminazione... Per questo è fondamentale che le diverse competenze collaborino fin dalle prime fasi del progetto. Lavorare in modo coordinato tra system integrator, produttori e progettisti permette di proporre soluzioni integrate e di rispondere meglio alle esigenze del cliente.

 

CB - Visitando ISE avete visto esempi interessanti di integrazione tra tecnologia e design?
JB - Sì, uno degli aspetti più interessanti è vedere che la tecnologia è sempre più integrata nel progetto fino quasi a scomparire. In particolare ho visto soluzioni molto interessanti nel campo della sonorizzazione e dell’acustica, dove l’integrazione tra diffusori, illuminazione e architettura consente di ottenere risultati tecnologicamente avanzati ma allo stesso tempo molto puliti dal punto di vista estetico.

 

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