L'esperienza utente nasce

da una visione completa del progetto

Greg Jeffreys ha due identità professionali: da un lato dirige Greg Jeffreys Consulting, dove si occupa di consulenza e progettazione di sistemi, dall'altro è alla guida di Visual Displays, specializzata nella creazione di sistemi immersivi e simulatori.
Questa esperienza a più livelli lo ha portato a ricoprire ruoli istituzionali come, per esempio, membro del CdA di AVIXA, di cui è stato il primo presidente non americano. 
Per AVIXA ha presieduto il comitato direttivo come responsabile degli standard tecnologici e, al di fuori del suo paese d’origine l’Inghilterra, ha ricoperto il ruolo di supervisione sulle fiere AVIXA in Asia. Un'esperienza ricca e multiforme che abbiamo avuto l'occasione di scoprire durante la fiera ISE 2026, e che ha dato origine a una prospettiva distintiva e stimolante sui temi della tecnologia e del design.

Chiara Benedettini - Può raccontarci un progetto recente che considera rappresentativo del suo approccio?
Greg Jeffreys – Lo scorso autunno abbiamo completato una grande installazione digitale immersiva nell'atrio della nuova sede della Standard Chartered Bank in India: una superficie di circa 10 metri di altezza per 30 di larghezza, realizzata con 20 videoproiettori e numerose sorgenti video. L'idea era trasformare uno spazio architettonico in una superficie narrativa, capace di accogliere contenuti visivi dinamici e di dialogare con l'architettura circostante. Lavoro sempre volentieri in India, soprattutto per l'energia e l'entusiasmo delle persone che operano in questo settore. Mostrano una grande voglia di imparare e di migliorarsi, e la loro apertura mentale, unita a una naturale capacità di trovare soluzioni di fronte alle difficoltà, rende il lavoro stimolante e il clima creativo molto dinamico.

 

CB – Cosa significa per lei il dialogo tra tecnologia e design?

GJ - Nella mia esperienza non dialogano sempre così bene come si vorrebbe. È anche uno dei motivi per cui ho scelto di separare l'attività di consulenza da quella legata alla realizzazione dei sistemi. Nella consulenza mi occupo soprattutto della progettazione degli spazi: ragionare sull'ambiente, sull'acustica, la luce, cercando di considerare questi elementi in modo strutturato ma allo stesso tempo a tutto tondo. Spesso nel settore AV si tende a pensare che la tecnologia possa risolvere tutto e, quando qualcuno vuole realizzare una sala conferenze, il primo pensiero va a quali apparecchiature installare. In realtà il design rappresenta una grande opportunità, perché significa partire dallo spazio e dall'esperienza delle persone che lo utilizzeranno. Oggi molti progetti sono gestiti in modo standardizzato: soprattutto nelle grandi organizzazioni internazionali si tende a replicare modelli simili senza distinguere tra funzioni o spazi piccoli, medi o grandi. Per questo credo che il design sia estremamente importante, ma spesso non viene ancora considerato con la profondità che meriterebbe.
 

Stefano Brunori – Tecnologia e arredo vengono spesso progettati separatamente. Come si può superare questo limite?GJ - Spesso la tecnologia AV viene coinvolta nei progetti troppo tardi; a quel punto diventa difficile integrarla con l'architettura e con l'arredo. Per questo credo che le soluzioni più interessanti emergano quando i progettisti AV partecipano fin dalle prime fasi del progetto, lavorando allo stesso tavolo con i proprietari dell'edificio, gli architetti e i designer. In alcuni dei progetti a cui ho lavorato abbiamo utilizzato framework come il WELL V2 Standard, che incoraggiano proprio questo tipo di approccio collaborativo. Non è ancora la situazione più comune, ma cerco di lavorare così quando possibile.

1.-5. The Deep è il più grande centro espositivo sulla vita marina del Regno Unito.

Visual Display ha progettato e installato cinque sistemi immersivi utilizzando dispositivi hardware GeoBox per l'elaborazione di video e immagini.

SB – Oggi si parla sempre più di esperienza d'uso. Qual è la sua opinione?

GJ - Nel settore AV si parla molto di user experience, ma spesso ci si limita all'interfaccia grafica di controllo: il pannello o il touch screen. In realtà il design dell'esperienza riguarda l'intero ambiente: lo spazio, il modo in cui le persone lo utilizzano e le interazioni che avvengono al suo interno. Per questo è fondamentale adottare principi di progettazione user-centred e human-centred, parlando direttamente con gli utenti e cercando di capire come vivono e utilizzano gli spazi. È un vero cambiamento culturale, perché significa passare da una logica puramente tecnologica a una visione più ampia. Oggi troppo spesso i progetti si giudicano solo sul prezzo, ma il vero criterio dovrebbe essere il valore nel tempo. Negli uffici, ad esempio, creare ambienti che invoglino le persone a tornare a lavorare in sede richiede una progettazione lungimirante, con attenzione alla qualità dell'esperienza.

CB – Dovremo quindi trovare un altro termine per UX Design?

GJ - Se dovessi scegliere una parola per il 2026, direi "disambiguazione". Perché spesso nel nostro settore usiamo molti termini (consulenza, design, immersivo, 3D, integrazione ecc.), ma se chiedi a dieci persone cosa significhino davvero, ottieni dieci risposte diverse. Vale lo stesso per il design dell'esperienza.

 

SB – Anche nella sua esperienza la richiesta di spazi flessibili e polivalenti è in crescita?

GJ – La forma più comune di spazio flessibile si riassume in ambienti che si trasformano da sala unica in due o tre sale più piccole. Ma il concetto può andare molto oltre. Quando lavoravo come consulente con Google, ad esempio, esistevano spazi con file di scrivanie identiche, pensati per essere riorganizzati rapidamente: un gruppo poteva riconfigurare l'ambiente in cinque o dieci minuti per adattarlo a un'attività diversa. È un approccio interessante perché mette in discussione molti dei modelli tradizionali con cui abbiamo progettato gli spazi finora. Naturalmente anche i consulenti e i system integrator possono avere un ruolo importante in questo processo, introducendo infrastrutture tecnologiche e reti già predisposte per diversi scenari d'uso, senza dover intervenire ogni volta.

 

CB – Siamo a ISE, visitando la fiera, quali trend ha notato in termini di tecnologia e design?

GJ – Trovo davvero interessante l'architettura dei sistemi e l'adozione di standard aperti come IPMX e l'intera tematica dell'AV over IP. È un'area che apre molte possibilità, soprattutto per semplificare e rendere più intuitive le interfacce e i pannelli di controllo. Penso che eventi come ISE siano l'occasione perfetta per fermarsi un attimo, osservare le nuove possibilità e trovare ispirazione per ripensare approcci e soluzioni.

 

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6.-7. Al Ragdale Hall, conosciuta e apprezzata SPA nel distretto di Melton nel Leicestershire,

Visual Displays ha progettato e installato un sistema di proiezione a 360 gradi con audio immersivo, collocato nella sala Thought Room.