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Tecnologia e design, un equilibrio possibileLe interviste di Chiara Benedettini e Pietro Conte ai principali System Integrator italiani
Il system integrator come facilitatore:
l’esperienza Adicom Group tra AV e ICT
Anna Buticchi e Cristina Avella
Adicom Group
L’ingresso di Adicom Group – dagli anni ’90 attiva nel settore ICT – nel mondo dell’AV professionale è avvenuto gradualmente. Dapprima con l’ingresso di Cristina Avella, il cui percorso professionale ha coinciso con una maggiore definizione del filone multimedia, fino all’arrivo di Anna Buticchi nel 2020, chiamata a rafforzare l’area commerciale. Oggi si tratta di una vera e propria BU composta da circa dieci persone. Le tipologie di progetto sono cambiate nel tempo: la crescita del mercato, unita all’impatto del periodo pandemico, ha modificato le esigenze dei clienti, spingendo verso soluzioni più integrate, flessibili e orientate all’esperienza.
Pietro Conte - Potete raccontarci un progetto che ritenete significativo per il vostro percorso?
Cristina Avella – Dico subito l’Università di Aosta: abbiamo contribuito al rinnovo di sale riunioni, aule didattiche e spazi multimediali, nell’ottica di un complesso intervento dell’Università per l’aggiornamento delle proprie infrastrutture. É stato un incarico di grande soddisfazione ma non privo di complessità: siamo arrivati alla fine, perché era stato previsto che la tecnologia fosse implementata dopo la definizione di arredi e spazi. In questi casi, gioco forza, la tecnologia si trova a intervenire sugli arredi, e ci siamo trovati a reinterpretare elementi già acquistati adattandoli a soluzioni audio-video moderne... purtroppo ancora oggi tecnologia e arredo difficilmente nascono insieme, e il nostro lavoro consiste proprio nel riuscire a farle dialogare senza snaturare nulla.
PC - Con Adicom esiste già un rapporto di collaborazione e, fortunatamente in altre occasioni il dialogo si è potuto esprimere diversamente, cioè facendo dialogare da principio tecnologia e design.
Anna Buticchi – Quando questo dialogo nasce in fase progettuale, tutto è più semplice. Per il rinnovamento dell’aula magna dell’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino siamo stati coinvolti proprio in questa fase. Questo ci ha permesso di integrare l’arredo e l’esperienza d’uso del cliente finale: abbiamo inserito una cattedra e un podio attrezzati e integrandoli con le sedute, tutto di Aresline. Quando chi utilizza lo spazio quotidianamente può fornire indicazioni, il risultato cambia completamente, e la tecnologia diventa uno strumento al servizio delle persone.
PC – Notate una differenza tra commesse pubbliche e private?
CA – Nel pubblico, spesso, la tecnologia è affrontata come una fornitura, complice anche il funzionamento stesso di bandi e finanziamenti. Nel privato, invece, c’è più apertura a un ruolo consulenziale, che permette di costruire soluzioni su misura e davvero efficaci.
1.-5. Allestimento dell'Università della Valle d'Aosta, Aosta, Italia (Mario Cucinella Architects).
Chiara Benedettini - Abbiamo già un po’ introdotto l’argomento: che cosa significa, per voi, il dialogo tra tecnologia e design?
AB – È un dialogo che passa anche da elementi apparentemente secondari. Ovviamente ci viene richiesto che la tecnologia funzioni, ma oggi conta anche come si inserisce nello spazio. Anche una piantana, un carrello o una staffa possono fare la differenza... oggi conta l’ambiente nel suo insieme, i clienti si aspettano uno spazio ordinato, senza cavi a vista, pulito e coerente. Quando troviamo interlocutori ricettivi, la tecnologia viene messa sullo stesso piano dell’arredo.
CB – Quindi possiamo dire che il binomio arredo e tecnologia abbia un ruolo trainante nel rinnovamento degli spazi?
CA – Conosco tantissime aziende, anche floride, che dispongono di spazi ancora fermi agli anni ’70… e non solo negli arredi. Aziende che, non a caso, hanno difficoltà ad attrarre collaboratori giovani. In questi casi rinnovare impianti, dotazioni, arredi e spazi può cambiare anche il modo di lavorare, aumentare la produttività e svecchiare i processi e anche, magari, attirare quei giovani talenti di cui tutte le aziende hanno necessità.
CB - In questo auspicato riavvicinamento tra tecnologia e design, quale pensate sia il ruolo del system integrator?
CA – Siamo dei facilitatori: notiamo che diversi architetti e interior designer non conoscono questi aspetti, e la tecnologia viene ancora percepita come un optional, non come parte integrante del progetto.
AB - Per questo diciamo sempre che l’architetto dovrebbe vederci come un alleato. Lavorare insieme fin dalla fase di progettazione migliora il risultato finale, e alla fine è un vantaggio anche per il progettista, che può presentare al committente uno spazio più completo e convincente.
6. Allestimento vetrine Velasca. 7. Allestimento vetrine Infopoint. 8. Ledwall. 9. Monitor per Biblioteca di Medicina e Farmacia.
CB – Ma oggi la tecnologia è complessa… Quanto conta la user experience?
CA - È fondamentale. Se una persona entra in una sala e non riesce a far funzionare i sistemi, o tutto è complicato, noi abbiamo fallito, indipendentemente da quanto sofisticato sia l’impianto.
AB - L’utente finale non deve percepire la complessità. Il system integrator deve scegliere prodotti affidabili e costruire soluzioni che funzionino sempre. Questo è ancora più vero in ambito universitario, dove chi utilizza le aule solitamente non ha il tempo per gestire sistemi complessi.
PC – Notiamo una sempre maggiore richiesta di polifunzionalità...
CA - È una richiesta in forte crescita, soprattutto nel privato per spazi medio-grandi, importanti, che non possono più essere pensati per un solo uso. Questo comporta arredi mobili, tavoli facilmente riconfigurabili, pareti divisorie, uniti a regie flessibili, sistemi che permettano di richiamare configurazioni diverse con semplicità: sala unica, sala divisa, evento, conferenza. La tecnologia deve essere tutta integrata e il più possibile invisibile: niente da smontare, niente cavi a vista, tutto pronto all’uso.
AB - Un esempio è l’Aula Magna di Aosta, spazio universitario ma anche cittadino. Lì convivono conferenze, musica dal vivo, cerimonie ufficiali… una polifunzionalità ben progettata è possibile, soprattutto se l’integrazione tecnologica è pensata fin dall’inizio.
CB - Ultimissima domanda: quale sarà, secondo voi, la tecnologia che guiderà il futuro?
AB - Più che una singola tecnologia vedo un grande restyling degli spazi di lavoro tramite le tecnologie: non solo sale riunioni, ma bistrò, aree informali, spazi per eventi, tutti potenzialmente connessi e fruibili anche da remoto.
CA - Concordo. Aggiungerei gli hotel, che hanno enormi margini di rinnovamento divenendo centri congressi, hub per il lavoro ibrido… la tecnologia è matura, il vero valore sarà nel ruolo del system integrator come ponte tra spazio e tecnologia.
CB - Non a caso vediamo sempre più architetti lavorare presso i system integrator…
CA - Esatto. È il segno che le distanze si stanno accorciando. Ed è una direzione che va assolutamente incoraggiata.