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Tecnologia e design, un equilibrio possibileLe interviste di Chiara Benedettini e Pietro Conte ai principali System Integrator italiani
Tutto nasce dall'Hi-Fi (o quasi)
Giovanni Salvador
ESG
Dopo la laurea in Ingegneria Elettronica, Giovanni Slavador, titolare di ESG, ha lavorato in altri campi, tuttavia ha sempre avuto la passione per l’Hi-Fi. Un conoscente, che possedeva un negozio in ambito audio e video, gli propose di proseguire la sua attività. Così nel 2007 ha deciso di mettersi in proprio: all’inizio, ESG si occupava di audio e musica, poi il lavoro sì è spostato sull’integrazione e passo passo la sua attività è cresciuta. Collabora con diversi colleghi, ciascuno con le proprie specializzazioni e – afferma – è anche grazie a loro se, ogni giorno, il lavoro resta stimolante.
Chiara Benedettini – Quali sono i progetti recenti che pensa rappresentino meglio il suo lavoro?
Giovanni Salvador – Penso subito alla sala conferenze della Direzione Generale dell’ASUFC (Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale), un intervento che ritengo riuscito sia dal punto di vista estetico che tecnico. Lo spazio è pensato per un utilizzo flessibile: da un lato ospita eventi istituzionali e conferenze con autorità, dall’altro viene usato quotidianamente per riunioni e attività di formazione del personale sanitario. Per questo, è stata privilegiata la semplicità d’uso, senza rinunciare a funzionalità avanzate come la gestione dei layout video, la condivisione wireless dei contenuti, la videoconferenza e la possibilità di integrare traduzioni simultanee o streaming verso o dalle sale operatorie. La sala è dotata di una videoproiezione in formato 30:9, scelta per adattarsi alla presenza di alcune velette architettoniche, di due telecamere PTZ frontali, una camera di controcampo e un’infrastruttura che consente di gestire in modo dinamico i contributi video e le diverse configurazioni d’uso. Un sistema automatizzato gestisce chiamate, microfoni e telecamere tramite un’unica interfaccia di controllo.
CB – Secondo lei cosa significa far dialogare tecnologia e design?
GS – Specialmente nei contesti rappresentativi – come auditorium, sale riunioni direzionali o spazi istituzionali – ci troviamo speso a lavorare in ambienti già arredati, dove bisogna intervenire con grande attenzione. Come per esempio nel rettorato, risalente agli anni ’30, dell’Università degli Studi di Trieste, dove abbiamo scelto la via della minima invasività. In altri progetti, invece, il confronto con architetti e designer diventa parte integrante del lavoro, specialmente quando l’architetto ha in mente un risultato visivo ma non sempre conosce le esigenze tecniche o gli ingombri reali dei dispositivi. È lì che il dialogo diventa fondamentale, magari prevedendo arredi ad hoc.
CB - E qual è il contributo del system integrator o, se vogliamo, del suo lavoro, in queste dinamiche?
GS – Sta proprio nel trovare un linguaggio comune: capire cosa desidera il progettista, ma anche far comprendere che alcune scelte tecniche sono inevitabili. Ad esempio, se si progetta una sala da 200 posti, un solo schermo da 2 metri non sarà sufficiente: chi siede in fondo non vedrebbe nulla. Ci sono proporzioni, distanze, luminosità che vanno rispettate. Questo tipo di consapevolezza si costruisce solo con il confronto continuo.
Pietro Conte – Proprio recentemente ne ho fatto esperienza: il progettista di un importante lavoro che ci ha visto coinvolti, aveva previsto di smontare le vecchie sedute, smaltirle e recuperare la tecnologia esistente – che era recente e di valore – per reinstallarla sulle nuove poltrone, migliorando al contempo l’integrazione dei sistemi. Purtroppo, quella tecnologia era stata in origine montata in modo approssimativo, quindi come produttori delle nuove sedute abbiamo chiesto un contatto con il referente tecnico per prevedere passaggio dei cavi, posizionamento dei microfoni ecc. Il contatto non c’è stato, quindi abbiamo definito delle predisposizioni standard che poi non si sono rivelate adatte… il lavoro è comunque riuscito, ma a prezzo di molto tempo e lavoro in più.
GS – Se architetti, arredatori e system integrator si parlassero fin dalle prime fasi del progetto, non solo si eviterebbero problemi, ma si riuscirebbe anche a creare un’integrazione più pulita e più coerente. È lì che tecnologia e design diventano davvero una cosa sola.
1.-2. Sala convegni della Direzione Generale dell’ASUFC (Azienda Sanitaria Universitaria Frulli Centrale).
CB - Ergonomia ed esperienza utente negli spazi tecnologici: qual è il ruolo del system integrator?
GS - La tecnologia è sempre più presente, ma la sua complessità non deve ricadere sull’utente: è importante che le interfacce – grafiche o fisiche – restino semplici e adattate ai diversi livelli di utilizzo. Dedichiamo molto tempo a definire insieme al cliente l’aspetto e la logica di queste interfacce: è un investimento che ripaga, perché dopo pochi mesi gli utenti diventano autonomi e non serve più intervenire continuamente per supportarli.
PC - E poi c’è il tema dell’intelligenza artificiale, che potrebbe avere un impatto anche sulla progettazione. Immagino un futuro in cui l’AI supporta chi progetta gli impianti, suggerendo soluzioni o ottimizzazioni in base all’ambiente. Ma anche l‘utente, che potrebbe presto interagire con la tecnologia attraverso la voce.
GS - Non ho ancora visto applicazioni di questo tipo, ma è solo questione di tempo.
CB - Sempre più spesso si chiede a un’aula o a una sala di adattarsi a usi diversi?
GS - Sì, ad esempio abbiamo realizzato una sala polifunzionale per cinema, conferenze e presentazioni e talk show. Abbiamo installato quindi due diversi livelli di proiezione: uno schermo di grandi dimensioni per la visione cinematografica e, quasi a bordo palco, un secondo schermo con proiettore con ottica ultracorta per gli eventi frontali o le riunioni. I relatori hanno a disposizione monitor di cortesia e l’intero sistema è gestito da touch panel, con le modalità principali di utilizzo – “convegno” o “cinema” – che rendono la gestione totalmente autonoma. Naturalmente, la polifunzionalità ha sempre dei limiti tecnici e fisici, che la tecnologia può aiutare a superare.
PC - Qui entra in gioco il progettista o l’architetto, che spesso ne è fautore, ma sappiamo che la polifunzionalità è sempre un compromesso: si dovrà accettare un risultato equilibrato, ma non specialistico.
CB – Quindi forse la parola chiave è “guidare”… spesso, infatti, il system integrator svolge anche un ruolo di consulente vero e proprio, aiutando il cliente a fare scelte consapevoli.
GS - Sì, il nostro compito è anche consigliare e indirizzare. Alle volte anche noi impariamo molto da queste esperienze: pensi che una soluzione non funzioni, poi il cliente insiste, la realizzi… e scopri che aveva ragione lui. Fa parte del percorso di crescita reciproca.